Volterra segreta: angoli poco conosciuti da scoprire

Ci sono città che si visitano e città che si lasciano… Quando siamo tornati a “Il Vile” in pieno ottobre, con le colline della Val di Cecina color ruggine e l’aria che sa di legna, Cassian aveva un obiettivo preciso: fotografare la magica Volterra segreta, quella che resta fuori dalle cartoline.

Anche questa volta non eravamo soli: Miranda, Ferdinando, Ariel e Ofelia, la famiglia conosciuta quest’estate a colazione sotto i pini, ci ha raggiunti per un lungo weekend d’autunno. Risultato: sei persone, due itinerari in concorrenza e una sola regola condivisa, cioè cercare la Volterra segreta lontano dalle code, quegli angoli nascosti della Città che si trovano solo camminando piano e alzando ogni tanto lo sguardo.

In questo articolo vi racconto la nostra Volterra segreta tappa per tappa: una fonte medievale, tombe etrusche, una cisterna romana, affreschi che quasi nessuno guarda, la pietra che lascia passare la luce e un monastero sull’orlo del precipizio. In fondo trovate i consigli pratici, un itinerario a piedi da fare in un giorno e le domande che ci hanno fatto più spesso.

volterra segreta tappa per tappa

Ritorno a Il Vile: l'ingegnere contro il foglio Excel

Miranda ci aveva scritto a fine settembre: «Ottobre, Volterra, voi ci siete?». Ci siamo ritrovati a “Il Vile” un venerdì, con le prime serate fresche e le bambine che correvano nella sala comune come se fossero tornate a casa. Ariel aveva già controllato che i pini fossero «sempre gli stessi», Ofelia invece aveva controllato la dispensa. Ognuno ha le sue priorità, e quella di Ofelia è sempre stata la merenda.
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Due itinerari, una sola Città

Il problema si è presentato a colazione. Miranda, da brava ingegnere, aveva preparato un itinerario con tempi di percorrenza, dislivelli e pause calcolate al minuto. Cassian, che sui fogli di calcolo non si fa battere da nessuno, ha aperto il suo Excel con tre schede colorate e una colonna intitolata «luce migliore per le foto». Si sono guardati come due pistoleri di un western, ma con lo smartphone in mano.

Ferdinando ha risolto la questione alla sua maniera: un lungo respiro, le spalle che si abbassano e una proposta di pace. «Facciamo un mix: le tappe di Miranda, gli orari di Cassian, e ogni tanto ci fermiamo senza motivo». Ariel ha votato a favore, Ofelia ha chiesto se «senza motivo» includesse la pausa per una schiacciata. Così è nato il nostro itinerario nella Volterra segreta, approvato all’unanimità, con merenda inclusa.

Che cos'è la Volterra segreta (e perché cercarla con calma)

Volterra la conoscono in tanti: Piazza dei Priori, il Duomo, il Teatro Romano, le Balze. Tutti posti bellissimi, ma in alta stagione si condividono con parecchia gente. La misteriosa Volterra segreta, invece, è fatta di luoghi poco conosciuti che stanno a pochi minuti dal centro storico: basta svoltare in una via laterale, scendere una scalinata o uscire da una porta delle mura per ritrovarsi quasi da soli.

L’autunno, poi, è la stagione giusta per cercarla. Le giornate sono ancora tiepide, la luce del pomeriggio diventa color miele e le colline intorno cambiano rapidamente. Cassian sostiene che sia «la luce ufficiale della fotografia per il paesaggio ed il foliage», io sostengo che sia semplicemente il momento in cui si cammina senza sudare.

Le Fonti di Docciola: una scalinata e una lavanderia medievale

Miranda ha scelto la prima tappa di Volterra segreta ossia le Fonti di Docciola si trovano appena dentro l’omonima porta delle mura, sotto archi in pietra c’è una grande vasca dove si lavavano i panni.
Ci si arriva in due modi: dal parcheggio di Docciola, comodo e senza fatica, oppure dalla lunga scalinata che scende dal centro, quella che i volterrani chiamano ancora «le scalette di Docciola». Miranda, ovviamente, ha scelto la scalinata «per avere un dato di dislivello affidabile».

Ofelia e il censimento dei gradini

Ofelia ha deciso di contare i gradini, tutti, ad alta voce, al quarantesimo ha già chiesto una pausa merenda, al duecentesimo ha domandato se valessero anche quelli del ritorno, mentre in fondo ha proclamato con solennità: «Sono duecentocinquantuno». Abbiamo controllato ed aveva ragione, la scalinata ne conta proprio 251.

Davanti alla fonte, però, perfino lei si è zittita. Le voci rimbalzano sotto gli archi, la pietra è consumata nei punti dove per secoli si sono appoggiate le mani… è uno di quegli angoli nascosti di Volterra segreta dove viene naturale abbassare la voce, anche se nessuno te l’ha chiesto. Cassian ha scattato quaranta foto senza dire una parola.

La necropoli etrusca dei Marmini: tombe in mezzo ai campi

La seconda tappa di Volterra segreta era di Ariel, che aveva letto sul mio telefono la parola «necropoli» e aveva fatto un salto sulla sedia. La necropoli etrusca dei Marmini si trova lungo la strada di Santa Margherita, fuori dal centro storico, ed è uno dei luoghi più sorprendenti e poco conosciuti di Volterra: un gruppo di tombe a camera scavate nella roccia, in piena campagna, con il silenzio come unico custode.

Dal centro ci vogliono una ventina di minuti a piedi, su una strada tranquilla dove però conviene camminare in fila indiana. Non ci sono biglietti, non ci sono orari e, il più delle volte, non c’è nessuno. Due consigli che ci hanno salvato il pomeriggio: portate una torcia, perché dentro le tombe la luce è poca e non andateci da soli. In compagnia, tra l’altro, l’atmosfera è molto meno da film dell’orrore.

Ariel archeologa per un pomeriggio

Ariel è entrata nella prima tomba con la torcia puntata, come un’esploratrice dei documentari, sentendosi nei panni del suo idolo Indiana Jones. Ha osservato le pareti scavate, il soffitto basso e poi ha emesso il verdetto: «Gli Etruschi le hanno curate molto, anche se si vedono i segni del tempo». Ferdinando le ha spiegato che le tombe a camera erano pensate come case per l’aldilà.

Ofelia, più prudente, è rimasta sulla soglia con Miranda, che intanto ragionava ad alta voce su come avessero fatto a scavare la roccia senza attrezzi moderni. Cassian cercava l’inquadratura perfetta con la luce radente del tardo pomeriggio ed è stato lì che ho capito il senso della Volterra segreta: lo stesso posto, guardato da sei persone in sei modi completamente diversi.

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La cisterna romana: la «piscina» accanto all'Acropoli

Risaliti verso il Parco Archeologico Enrico Fiumi, abbiamo cercato un luogo di cui Cassian aveva letto la sera prima: la cisterna romana della Volterra segreta che i volterrani chiamano semplicemente «la piscina». Fu costruita nel I secolo dopo Cristo, in età augustea, per raccogliere l’acqua piovana dagli edifici del Piano di Castello e distribuirla ai quartieri più in basso. Duemila anni di servizio.

Una curiosità da cinefili

La piscina non è sempre aperta al pubblico, quindi conviene informarsi prima all’ufficio turistico; il parco intorno, con i resti dell’Acropoli etrusca, merita comunque la passeggiata. Cassian ci ha regalato la curiosità del giorno, chiedendoci “Che film è stato girato a Volterra?”. Proprio qui, nel 1965, Luchino Visconti girò alcune scene di Vaghe stelle dell’Orsa. Ariel ha chiesto se fosse un film di astronomia, purtroppo no, ma agli appassionati di questa scienza il titolo piacerebbe parecchio.

La Cappella della Croce di Giorno: affreschi con il naso all'insù

Accanto alla chiesa di San Francesco, in Piazza Inghirami, c’è una cappella che molti visitatori non notano nemmeno. È la Cappella della Croce di Giorno, affrescata a partire dai primi anni del Quattrocento da Cenni di Francesco di ser Cenni. Le pareti raccontano la Leggenda della Vera Croce e le storie della vita di Cristo, con colori che, in una giornata di sole, sembrano usciti dal pennello solo adesso.

Entrando ho avuto la sensazione di aprire un libro illustrato, di quelli che sfogliavo da bambina seguendo le figure con il dito: le scene si susseguono una dopo l’altra, piene di personaggi, architetture dipinte e dettagli da trovare. È questa la Volterra segreta negli affreschi così come la immaginavo.
Ariel ha subito trasformato la visita in una caccia al tesoro: chi trova per primo un animale vince. Ha vinto lei, naturalmente, con un animale che io avrei scambiato per un sasso.

Ferdinando e lo yoga cervicale

Ferdinando, dopo dieci minuti con la testa all’indietro per ammirare la volta con gli Evangelisti, ha sentenziato da fisioterapista: «Questa cappella è un test per la cervicale». E lì, tra un affresco e l’altro, ci ha fatto fare tre rotazioni del collo «per ripristinare la funzionalità». Una signora di passaggio si è unita a noi senza chiedere nulla. Non sappiamo come si chiami, ma ormai la consideriamo parte del gruppo.
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Porta all'Arco e vicolo Mazzoni: teste etrusche e vampiri di passaggio

La Porta all’Arco la conoscono quasi tutti, ma pochi si fermano davvero a guardarla. I grandi blocchi di pietra e le tre teste scolpite, consumate dal tempo fino a diventare quasi astratte, raccontano una Città che esisteva già molti secoli prima del Medioevo.

Volterra è davvero la città dei vampiri? A pochi passi da Piazza dei Priori c’è vicolo Mazzoni, noto ai fan della saga di Twilight: nel romanzo New Moon qui si troverebbe l’ingresso al regno dei vampiri Volturi della Volterra segreta. Piccolo dettaglio: il film è stato girato a Montepulciano. Cassian ha passato dieci minuti a cercare l’angolo più «vampiresco» per una foto, finché Ferdinando gli ha fatto notare che, di giorno, al massimo si incontra qualche gatto.

L'Ecomuseo dell'Alabastro e le botteghe artigiane

A Volterra l’alabastro non è certo un segreto, ma in pochi sanno che esiste un museo interamente dedicato a questa pietra. L’Ecomuseo dell’Alabastro è ospitato nel Palazzo Minucci, del Duecento in Via dei Sarti, a due passi da Piazza dei Priori. Il percorso è diviso in tre sezioni: le tecniche di lavorazione, la storia del mestiere dagli Etruschi a oggi e le opere degli artigiani contemporanei.

Miranda è rimasta incantata davanti agli attrezzi, con l’aria di chi sta già progettando un macchinario per migliorarli. Io mi sono innamorata delle urne cinerarie etrusche e di come la luce attraversi la pietra più sottile, quasi fosse miele solidificato.

Le botteghe: l'alabastro dal vivo

Usciti dal museo, abbiamo fatto un giro tra le botteghe del centro storico, dove si sente il rumore degli attrezzi e si respira la polvere bianca della lavorazione. Qui l’alabastro non è un souvenir della Volterra segreta, è un mestiere che passa di mano in mano. Guardare un artigiano che leviga una forma, con calma, ha qualcosa di ipnotico. Ariel è rimasta a affascinata a osservarlo per un quarto d’ora senza fare domande, e per lei è un record assoluto.

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La Badia Camaldolese sull'orlo delle Balze

L’ultima tappa del secondo giorno l’avevamo tenuta per il tramonto. Fuori dalle mura, sulla strada che costeggia le Balze, si incontra la Badia Camaldolese dei Santi Giusto e Clemente, fondata nel 1030 dal vescovo Gunfredo. Prima i Benedettini, poi dal Duecento i monaci camaldolesi: per secoli è stata uno dei centri religiosi della Volterra segreta più importanti del territorio, finché la terra non ha cominciato a cedere.

Nel 1861 i monaci la lasciarono, perché il fronte delle Balze si stava avvicinando pericolosamente all’edificio. Oggi il complesso è stato restaurato: della chiesa restano pochi tratti di muro, mentre l’edificio con il chiostro e il refettorio custodisce affreschi con le storie dei santi patroni di Volterra. Per le visite conviene controllare in anticipo le aperture.

Scopri i nostri

Il silenzio del tramonto

Le Balze le avevo già viste altre volte, ma in autunno, con la Badia sullo sfondo e il sole che scende sulle pareti di sabbie gialle e di argilla, sono un’altra cosa. Il paesaggio sembra sospeso tra bellezza e vertigine, Miranda, per una volta, ha messo via il telefono, Ferdinando ha proposto un minuto di respirazione, e stavolta nessuno ha fatto obiezioni, nemmeno Cassian, che però, ha scattato varie foto.

Volterra segreta in autunno: Volterragusto e il tartufo bianco

C’è un’altra Volterra segreta con eventi che si svelano solo in autunno, ed è quella dei sapori. Per due fine settimana la città ospita Volterragusto, la mostra mercato del tartufo bianco e dei prodotti tipici dell’Alta Val di Cecina, con banchi di prodotti tipici, profumi e assaggi.
Ofelia ha vissuto la giornata come un pellegrinaggio: formaggi, salumi, cioccolato e il Palio dei Caci, che lei ha interpretato come «una gara a chi mangia più formaggio», fino a poi ricredersi quando ha assistito alla famosa corsa.

Consigli pratici per scoprire i luoghi poco conosciuti di Volterra

Per esplorare la Volterra segreta primavera e autunno sono le stagioni ideali: temperature miti, meno folla e una luce perfetta per le foto. Attenzione però agli orari invernali. L’Acropoli etrusca, per esempio, fino al 31 ottobre è aperta tutti i giorni dalle 10:30 alle 17:30, mentre dal 1° novembre al 15 marzo apre solo il sabato e la domenica, dalle 10:30 alle 16:30. Meglio verificare sempre prima di partire sul sito del Comune di Volterra.

Cosa mettere nello zaino

Il nostro kit, testato da sei persone, è semplice: scarpe comode per i saliscendi e le scalinate, una torcia per le tombe etrusche, una borraccia, un maglione per la sera e qualcosa da sgranocchiare (su questo punto Ofelia è stata irremovibile). Aggiungete una mappa offline sul telefono: tra vicoli, porte e mura, anche il navigatore più sicuro di sé ogni tanto perde la bussola.

Cosa vedere a Volterra in un giorno, fuori dai soliti giri

Se avete una sola giornata, ecco il nostro itinerario a piedi di Volterra segreta. Mattina: Fonte di Docciola, risalita verso il centro, Ecomuseo dell’Alabastro e giro tra le botteghe. Pranzo con calma. Primo pomeriggio: Cappella della Croce di Giorno, Porta all’Arco e vicolo Mazzoni. Tardo pomeriggio: Parco Archeologico e piscina romana, se aperta. Chi ha ancora gambe e luce può spingersi ai Marmini o alla Badia per il tramonto.

Con i bambini: ogni tappa è una missione

Volterra segreta con i bambini ci ha insegnato un’altra cosa, loro sono i migliori cacciatori di angoli nascosti e lo abbiamo visto con Ariel e Ofelia, che trasformavano ogni tappa in una piccola missione: contare i gradini, trovare gli animali negli affreschi, inventare una storia sulle teste di Porta all’Arco. E prevedete pause frequenti, perché la curiosità consuma energia quanto una salita, il prato del Parco Fiumi è perfetto per ricaricare le batterie.

Per esplorare la Volterra segreta “Il Vile” come base ideale

La sera tornavamo tutti a “Il Vile”, la casa per ferie degli Amici della Natura di Volterra, dove la giornata continuava in cucina. Il bello della vacanza in autogestione è proprio questo: si cucina insieme, si apparecchia una tavola lunga e ci si racconta la giornata. Miranda ha preparato una zuppa di cavolo nero «ingegnerizzata», Ferdinando ha tagliato il pane e lo ha abbrustolito, Cassian ha preso la chitarra, ma sulle sue doti musicali, stendiamo un velo pietoso.

L’ultima sera il cielo era limpido e siamo andati all’Osservatorio Astronomico di Volterra: Ariel ha guardato la Luna al telescopio e ha chiesto se anche lassù ci fossero angoli poco conosciuti. I membri del Gruppo Astrofili le hanno risposto che sì, ce ne sono parecchi, e che per vederli serve solo un po’ di pazienza. Credo sia stata la risposta più bella del weekend, e anche il modo migliore per chiudere un viaggio nella Volterra segreta con lo sguardo al cielo.

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Domande frequenti sulla Volterra segreta

Quali sono gli angoli poco conosciuti di Volterra da non perdere?
Tra i luoghi meno battuti ci sono la Fonte di Docciola, la necropoli etrusca dei Marmini, la cisterna romana accanto all’Acropoli, la Cappella della Croce di Giorno, l’Ecomuseo dell’Alabastro nelle Torri Minucci e la Badia Camaldolese sull’orlo delle Balze. Ma sono più numerosi.

Si può visitare la Volterra segreta a piedi?
Sì, quasi tutte le tappe si raggiungono a piedi dal centro storico. Per la necropoli dei Marmini servono circa venti minuti di cammino; per la Badia Camaldolese si può valutare una passeggiata più lunga oppure l’auto.

La necropoli etrusca dei Marmini è a pagamento?
No, l’area è liberamente accessibile e non ha orari. Conviene portare una torcia, perché dentro le tombe la luce è scarsa, e consigliamo di andarci in compagnia.

Qual è il periodo migliore per scoprire gli angoli nascosti di Volterra?
Primavera e autunno, quando il clima è mite e c’è meno folla. In autunno si aggiunge Volterragusto, la mostra mercato del tartufo bianco, che di solito si svolge verso la fine di ottobre.

Questo itinerario è adatto ai bambini?
Sì, soprattutto se le visite diventano piccole missioni da completare. Attenzione solo alla scalinata di Docciola, impegnativa per i più piccoli, e al tratto di strada verso i Marmini.

Dove dormire per esplorare Volterra e i suoi dintorni?
Una base in campagna, come la casa per ferie “Il Vile”, permette di alternare le visite in Città, i sentieri a piedi e le serate all’Osservatorio Astronomico di Volterra.

In conclusione: è Volterra segreta una questione di passo

Ripartendo, Miranda ha aggiunto al suo itinerario una nuova colonna: «cose non previste». Cassian ha fatto lo stesso sul suo Excel e, per la prima volta, i due fogli coincidevano. Forse è proprio questo il segreto della insolita Volterra segreta: non si trova seguendo un programma perfetto, ma lasciando spazio alle deviazioni, alle pause, alle domande dei bambini e a quelle soste senza motivo che poi diventano i ricordi migliori.

Se volete scoprire la vostra Volterra segreta, fatelo con calma, magari in autunno, scegliendo una base da cui partire a piedi e a cui tornare la sera. Disponibilità e contatti per soggiornare a “Il Vile” li trovate su gianvolterra.org. Noi, intanto, abbiamo già fissato la prossima rimpatriata. Ofelia ha chiesto una sola garanzia, e non serve nemmeno dirvi quale: la merenda.

Iris
una turista, che ha riscoperto la “lentezza”